Un trattamento di fecondazione in vitro prevede che la donna sottoponga a una stimolazione ovarica controllata in modo da produrre più follicoli possibili .
Più follicoli maturano più ovociti possono essere prelevati al momento del pick-up. In questo modo aumentano le possibilità di ottenere ovociti fecondati e arrivare a blastocisti .
La stimolazione ovarica controllata prevede che la donna segua un piano terapeutico specifico: l’iniezione di farmaci sottocute a precisi intervallo di tempo. In base alle indicazioni del medico, la donna dovrà sottoporsi a frequenti ecografie di controllo e a prelievi ematici per verificare il livello di tre ormoni in particolare: progesterone, LH ed estradiolo.
Durante il percorso di fecondazione assistita, la maggior parte delle donne assumerà farmaci per la stimolazione ovarica per circa 8-14 giorni, con lo scopo di far maturare più ovociti possibili senza incorrere nel rischio di iperstimolazione. Più ovociti maturi si recuperano più possibilità di gravidanza ci sono.
In una donna che risponde bene alle stimolazioni (le cosiddette normal responder) si recuperano mediamente 10-20 ovociti. Tuttavia, non tutti sono utilizzabili poiché di solito solo il 75% dei follicoli grandi produce un ovocita “maturo” (si nota la presenza di un globulo polare quando analizzato al microscopio).
Una volta che l’ecografia determina che vi sono un numero soddisfacente di follicoli con le giuste dimensioni (almeno 17 mm di diametro), il medico indicherà alla donna il momento esatto per indurre l’ovulazione attraverso una iniezione di HCG.
Questo ormone sostituisce il naturale aumento dell’ormone luteinizzante (LH), aumento che che viene farmacologicamente bloccato nel corso della stimolazione, e stimola lo stadio finale della maturazione degli ovociti, perchè solo così potranno poi essere fecondati in vitro.
Generalmente l’intervento di prelievo ovocitario viene fissato a circa 34 ore dall’iniezione di HCG.
L’intervento del prelievo ovocitario
Si tratta di un intervento eseguito in sala operatoria in sedazione, per prelevare il contenuto dei follicoli ovarici maturi, e di conseguenza gli ovociti. L’intervento, in assenza di complicazioni (che sono molto rare), prevede le dimissioni della donna durante la stessa giornata del ricovero.
Le tempistiche di esecuzione del prelievo degli ovociti dai follicoli sono molto importanti, e sono in stretta relazione all’iniezione di HCG. Si esegue infatti circa 34 ore dopo la puntura, prima che i follicoli scoppino.
L’intervento viene eseguito da un ginecologo specializzato sotto guida ecografica, il tutto tutto per via transvaginale.
L’ecografia permette di guidare visivamente un piccolo ago attraverso la parte superiore della vagina, prima in un’ovaia e poi nell’altra. Attraverso l’ago collegato a un sistema di aspirazione, si va a prelevare il liquido dei follicoli, uno dopo l’atro. Il liquido viene direttamente aspirato all’interno delle provette.
L’intero processo richiede in genere meno di 30 minuti.
Si possono sentire piccoli crampi il giorno della procedura e il giorno successivo, e avere del e perdite ematiche vaginali. La donna potrebbe anche provare una sensazione di pienezza e / o pressione dovuta alle ovaie espanse per la stimolazione ovarica. Questa sensazione può durare per alcune settimane.
La provette vanno direttamente consegnate al laboratorio biologico. Qui il liquido follicolare verrà subito analizzato da un embriologo e verrano recuperati i cumuli oofori che contengono gli ovociti. Vengono attentamente registrati il numero di ovociti recuperati e il loro stadi di maturazione.
ll numero di ovociti prodotti e recuperati è influenzato dall’età del paziente, dalla riserva ovarica, dal tipo di stimolazione e dalla risposta alla stimolazione ovarica e, occasionalmente, dalla accessibilità delle ovaie all’ago. Ad esempio in donne fortemente obese il prelievo ovocitario può essere complicato.